Il cambiamento è innato nella natura umana, che da sempre si distingue per la propria attitudine all’evoluzione.
La digitalizzazione ci ha violentemente imposto innovazioni radicali e, se ci osserviamo con distacco, possiamo piacevolmente stupirci della capacità dell’essere umano a mutare le proprie attitudini; ci stupiamo guardando un bimbo di pochi anni che abilmente utilizza un tablet; mi stupisco ancor più mentre vedo un anziano aprire la videata del suo smartphone e mostrare orgoglioso il proprio green pass al ristoratore. E pensare che solo un secolo fa l’uomo si muoveva ancora a cavallo.
Che ci piaccia o meno, oggi siamo tutti digitalizzati: la banca ci comunica ogni piccola o grande transazione che facciamo, il medico ci trasmette prescrizioni ed appuntamenti, la Regione ci avvisa della imminente scadenza del bollo auto, la Protezione Civile ci allerta dei prossimi cambiamenti meteo e così via. Siamo tutti operatori della comunicazione digitale e proprio il nostro smartphone ci insegna che l’evoluzione non termina mai, come le “app” che necessitano di continui aggiornamenti, mai definitivi.
La tecnologia rivoluziona ogni aspetto, non solo del nostro vivere quotidiano, ma anche dell’impresa, quella cosa senza la quale non avremmo di che vivere. E le imprese come evolvono? Spesso restano vincolate a procedure e modalità operative legate a schemi del passato, che prima o poi manderanno in blocco il sistema azienda. E anche chi si adegua non sempre lo fa in modo corretto: spesso l’azienda non rivede i propri comportamenti, ma semplicemente li aggiorna, stratificando la novità su comportamenti obsoleti. Un esempio? siamo nell’era della fattura elettronica, che garantisce reperibilità e sicurezza, ma ogni giorno scopro imprese che stampano su carta le fatture e le archiviano, addirittura acquisendo (con conseguenti costi) nuovi spazi fisici per stivare faldoni che nessuno aprirà mai.
Nel dopoguerra il valore di una azienda era rappresentato dai macchinari e dalla forza lavoro; bastava controllare il fatturato per averne il controllo. Pensiamo alle aziende meccaniche che han fatto la fortuna del nostro paese.
Oggi le quotazioni dei listini delle borse ci insegnano che il valore di un’azienda è dato da entità immateriali; qualche esempio? Apple, Tesla, Amazon. Chi di noi non vorrebbe avere nel proprio portafoglio qualche loro azione? Sono quindi le competenze, tecniche e commerciali, la capacità progettuale, la capacità di innovare, la capacità organizzativa i valori che portano in alto le loro quotazioni. In sintesi la componente umana.
Oggi l’azienda non si guida più con lo specchietto retrovisore: le decisioni aziendali non si possono più prendere con i dati di bilancio, perché questi parlano del passato, che necessariamente è diverso dal presente proprio per effetto dei repentini cambiamenti quotidiani. E’ quindi indispensabile pensare ed agire in chiave prospettica: oggi continuità aziendale significa avere la capacità di evolvere nel tempo.
Il cambiamento è imposto non solo dal mercato, ma anche dal nuovo quadro normativo.
Il nuovo “Codice della Crisi e dell’Insolvenza” impone alle aziende l’implementazione e la verifica di adeguati assetti:
necessari alla precoce identificazione della crisi aziendale.
Per l’imprenditore che non adotta assetti adeguati è prevista una sanzione pesantissima (e che pochi hanno capito): risponderà col proprio patrimonio personale dei danni patrimoniali causati a terzi dall’azienda.
Anche il sistema bancario ha nuove regole; le “nuove linee guida EBA” (Autorità Bancaria Europea) in materia di concessione e monitoraggio del credito, pienamente operative dal giugno 2021, prevedono che il sistema creditizio supporti solo le imprese che hanno un futuro, ossia quelle che possono dimostrare di aver successo nei prossimi anni.
Le banche adotteranno procedure stringenti per la valutazione del merito creditizio, analizzando la capacità attuale e futura dell’azienda di rimborsare il finanziamento, attraverso l’analisi del flusso di cassa generato dalle operazioni ordinarie (valutazione del cash flow prospettico). Le imprese dovranno quindi inevitabilmente dotarsi di strumenti di analisi finanziaria prospettica come il budget di tesoreria ed il business plan. Conclusione: solo le aziende dotate di una visione strategica e di un solido flusso di cassa (finalizzato al rimborso dei prestiti) potranno godere del sostegno bancario.
Dinanzi a tutti questi cambiamenti di ordine tecnologico, economico, normativo e finanziario, l’impresa ha una sola strada da percorrere: cambiare. Esclusa la possibilità di godere di pareri di cartomanti, maghi e fattucchiere, è necessario dotare l’azienda di un sistema di governance, assistito dalle opportunità infinite offerte dalla tecnologia.
L’azienda deve avere competenze per analizzare, validare ed interpretare i dati, e l’interconnessione consente analisi e verifica in tempo reale (la famosa industria 4.0), focalizzandosi su questi elementi:
Risulta del tutto evidente la necessità dell’azienda di mappare e revisionare periodicamente i processi aziendali alla luce delle nuove tecnologie; dall’analisi dei processi nasce l’esigenza di avere accesso a nuove competenze attraverso la formazione, imparando ed allenandoci al nuovo sapere.
Investire in formazione è il diktat di oggi e di domani, l’unico modo per individuare le proprie lacune ed apprendere nuove competenze: solo con la formazione potremo individuare ed elaborare gli elementi di cui sopra.
In sintesi, disporre di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile permette di avere visione strategica per realizzare un solido flusso di cassa, consentendo la simulazione di possibili scenari futuri che ci diano un accesso al credito a condizioni favorevoli, rispettando i vincoli imposti dal nuovo “Codice della crisi” ed evitando così le pesanti sanzioni previste per l’inottemperanza dello stesso. Ma soprattutto consentirà all’azienda il successo.
Il presente articolo è pubblicato su Adamello Magazine
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